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CASTELLAMONTE. Mestieri di una volta: Vasai, Ciaplé

A Castellamonte, Levone e dintoni vi sono alcune cave di terra rossa, terra da fornace necessaria per fare mattoni o fabbricare stovilie poco pregiate ma indispensabili. Si costruivano scodelle, pignatte, tufeje (pentole canavesane di terracotta), teglie, piatti e boccali. Ma in concomitanza con la ceramica casalinga dozzinale se ne costruiva altra con pregio artistico, quali vasi da fiori guerniti di applicazioni con fregi e colori. Degne di menzione sono le ineguagliabili stufe ambite per la squisitezza del manufatto. I ciplé così abili manipolatori, vendevano la loro mercanzia sia sul posto che passando di casolare in casolare, fermandosi anche nei vari mercati. Vi sono ancora vasai, stovigliai altrove detti tupiné (pignattai), che costruiscono pentole ma con laboratori semi industriali, di conseguenza i prodotti risultano meglio rifiniti, ricercati, raffinati ma assai meno “parlanti”. A San Giorgio si costruivano le scuele grise (scodelle grigie) sempre in terraglia, grigie in quanto l’interno veniva ricoperto di vernice lucida grigiastra. Cuorgnè e Valperga erano dette scuele rùbie (scodelle rosse) poichè l’interno era lasciato di colore naturale delle terra usata. Fornaci di mattone e laterizi in genere erano importanti quelle di Borgomasino, Albiano e Strambino, queste ultime ebbere un buon incremento in occasione della costruzione della chiesa parrocchiale.

di Angela Valle

Dal libro “Echi del Passato”

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