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BRUXELLES. Studenti-reporter a caccia dei successi e degli sprechi con i fondi Ue

Ben 176 squadre provenienti da 155 istituti scolastici con un solo obiettivo comune: monitorare in che modo vengono usati i fondi europei sul territorio, raccontandone i successi ma anche denunciandone gli sprechi e i ritardi. È ai blocchi di partenza l’edizione 2018-19 di ‘A scuola con Opencoesione’ (Asoc), un’iniziativa italiana unica in Europa che vuole stimolare la coscienza civica fra i ragazzi delle scuole superiori dando loro gli strumenti per verificare l’operato delle amministrazioni pubbliche. Ogni anno il ministero dell’Istruzione fa un bando e, attraverso una commissione di valutazione, seleziona circa 200 ‘team’ composti da una o più classi. Gli studenti sono coinvolti in un percorso attraverso il quale scelgono un progetto del proprio territorio e lo verificano. Imparano così come funziona la macchina amministrativa, da dove arrivano i fondi e cosa si può fare se le cose non funzionano. Imparano, insomma, ad essere cittadini attivi sul proprio territorio. L’edizione 2017-2018 del concorso ha visto la partecipazione di 184 team, con circa 5mila studenti e 300 docenti, la collaborazione attiva di 28 centri di informazione Europe Direct, coordinati dalla rappresentanza della Commissione europea in Italia, e di oltre 60 organizzazioni entrate a far parte degli ‘Amici di Asoc’. Ad aggiudicarsi il primo premio è stato il team ‘corsari assetati’ della 4A dell’Istituto Tecnico ‘Ernesto Ascione’ di Palermo, che ha vinto un viaggio-premio nella sede delle istituzioni europee, a Bruxelles. I ragazzi hanno sbaragliato la concorrenza monitorando l’uso dei fondi di coesione per potenziare il depuratore di acqua dei corsari, nel capoluogo siciliano. Quest’anno la sfida coinvolgerà fino a 176 team (16 sono stati ammessi con riserva), 64 dei quali nel Centro-Nord e 112 del Mezzogiorno. Grazie agli accordi di collaborazione con alcune regioni del Sud, è proprio da questi territori che proviene il maggior numero di squadre ammesse: 26 dalla Calabria, 39 dalla Campania, 27 dalla Sicilia e 15 dalla Sardegna. Là dove l’investimento dei fondi di coesione è più alto, amministrazioni locali e autorità di gestione dovranno quindi rendere conto del loro operato non solo allo Stato e alla Commissione Ue, ma anche – e soprattutto – a un controllore ben più severo: le giovani generazioni del territorio e le loro speranze in un futuro migliore.

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