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Aplustre!

Aplustre!
Ho trovato questa parola rileggendo l’Iliade ed era l’ornamento che nelle navi antiche, sovrastava alla ruota di poppa ed era costituito da quattro o cinque assi ricurve, disposte a ventaglio, espanse in alto e riunite alla base. Secondo quanto scrivono antichi autori greci pare che l’aphlaston, così è il suo nome originario in greco, era attraversato talvolta da un legno diritto che si chiamava stylis e che portava una striscia di panno, tenia. La forma speciale di questo ornamento, che non si trova costantemente sulle navi antiche, pare derivasse dalla concezione per cui l’imbarcazione doveva sembrare un essere vivente, un mostro marino di cui l’aplustre figurava la coda emergente dall’acqua. Il primo chiaro ricordo presso gli scrittori greci, lo troviamo in Omero. Iliade, XV, 717, come scritto all’inizio, dove si legge di Ettore che si abbranca all’aphlaston di una nave nemica. In seguito l’aplustre compare anche in navi greche e romane con più o meno sensibili variazioni nel disegno. Ricordo ancora il rilevo scolpito sulla pietra sull’acropoli di Lindos a Rosi nel monumento ad Agesandro e nell’antica Roma si trovava tale ornamento sulle monete. Questa caratteristica della nave oltre a quelle commerciali e molto usata in quelle da guerra e si trova anche talvolta su archi di trionfo e spesso è impugnata da una figura che simboleggia la Vittoria come nelle monete di Imera
Favria, 23.09.2018 Giorgio Cortese

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